Villa Cardone

Enrico Cardone non è stato un personaggio storico del nostro paese, è stato il semplice testimone e vittima di un momento storico.

Era il 22 settembre 1943. Nei capannoni di Luigi Pisaniello vi era il deposito della famiglia Ascarelli e Foà, sfollati napoletani che vendevano tessuti e coperte. I soldati tedeschi dopo aver razziato quanto a loro necessario, danno modo alla popolazione di entrare nel deposito per rubare ciò che resta. Il momento è concitato, la popolazione cerca di prendere qualche coperta per il freddo inverno ormai alle porte. Urla, calci, e spinte si susseguono. Enrico Cardone, ragazzo di 15 anni, passa dinanzi al capannone di Pisaniello con la madre, viene ferito da un proiettile sparato da un soldato tedesco che cerca di allontanare la folla. Viene in un primo momento portato nella casa dell'Eca dove c'è l'infermeria. La ferita è profonda, viene portato insieme ad un altro ragazzo, anch'egli ferito, a Cervinara, dove vi è un rudimentale ospedale. Le condizioni sono disperate e si decide di raggiungere con una carretta si raggiunge Maddaloni, dove viene operato inutilmente. Dopo due giorni muore.

La sua storia ci viene raccontata nel libro "Le Ore nere" di Gianni Raviele. Raviele scrive: fu vittima non di una raffica di mitragliatrice che colpisce a caso; ma fu, invece, il bersaglio di un soldato tedesco che sparò sulla folla con il premeditato proposito di uccidere."

L'episodio, anche se non è nominato Cardone, è raccontato anche da Bice Foà Chiaromonte, bambina all'epoca del saccheggio del deposito dei genitori, nel suo libro Donna, ebrea e comunista. Una vita con i grandi italiani del ‘900'’ edizione Memori.

A sinistra della Villa vi è il Monumento ai Caduti realizzato dall'artista Carmine Lengua nel 1989.

 

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